Ciotola – Cuscino – Corona: trova l’intruso

Oggi ho scoperto nuovi ed insospettati concetti dietro alle parole “cuscino”, “corona” e “ciotola”… Ho perso mio nonno stamattina eppure la vita non si è arrestata un attimo. Abbiamo iniziato a ronzare attorno al nonno operosi più di prima per provvedere a colloqui con gli uffici comunali, riordino della camera da letto per la veglia, accordi col prete, abiti, fiori, cerimonie, preventivi, imprese funebri…

Dopo aver aiutato a sistemare la stanza del nonno mia zia da un’ultima occhiata al lavoro fatto e commenta “Questa camera non è mai stata così in ordine”. Non c’era alcuna soddisfazione nella sua voce. La vita sporca e solo chi passa attraverso quello “sporco”, quel calvario (ciascuno a modo proprio), può conoscere la bellezza. Diversamente, non si possiedono qualità… non c’è animo ne verità.

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The cat is on the roof

Esco dal negozio dei cinesi. Dopo aver battuto più mercatini dell’usato non ho trovato un tavolino da caffè degno dei denari richiesti in cambio, quindi con la coda tra le gambe me ne vado a caccia di una qualche vergognosa imitazione dello stile etnico made in china… esco a mani vuote comunque.

Fuori dal negozio dei compagni cinesi mi accoglie la pioggia. Mi appiattisco al muro dello stabile ma continuano a colpirmi le schegge d’acqua. Guardo in alto e lo stabile si staglia contro il cielo grigio senza una tettoia, senza un cornicione, così, nudo e verticale. Inspiegabilmente continuo a camminare appiattita allo stabile comunque, pur nella piena constatazione di quanto sia inutile un simile sforzo.

Chissà quante cose facciamo così nella vita. Restiamo appiattiti contro le nostre false certezze pur sguazzando nell’evidente inutilità delle soluzioni che si sono rivelate costantemente fallimenti.

Un lavoro che non da futuro ma che comunque non molli. Un legame che da solo tanti mal di pancia a cui resti aggrappato comunque. Ecco la vera speculazione delle case farmaceutiche..! Se un maalox tu masticherai – invece di mollare quel cadavere di compagno che maledici ogni giorno – il benessere tu ritroverai! ………….to be continued

I genitori impossibili dei film

I registi dei filmetti americani di quart’ordine sferrano teneri tentativi di immaginare genitori impossibili. Le mamme al peggio iniziano a bere Champagne o Mimosa prima di pranzo. I padri hanno una relazione clandestina con qualche ridicola ventenne. Che tenerezza, che ironia. Che male vivere nella scottante verità. La verità di una madre che per un litigio resta nervosa per giorni e giorni, e riattacca a urlare ad ogni piè sospinto.

– Mamma, stai urlando.

– Non sto urlando.

– Mamma sei agitata, calmati.

– Ho bisogno di parlare, io parlo, se ti da fastidio prendi e vattene fuori dai piedi!!!

La voce rauca, graffiante, il viso ormai irrimediabilmente sconvolto dalla rabbia anche nei momenti distesi. La figura sformata dagli antidepressivi. La parlata cadenzata e pedante. Resterà iperattiva per ore, probabilmente andrà a dormire verso le due e ripulirà tutta casa da cima a fondo per sfogare la rabbia. Quanto è lontana la ragazzina di tanta vita fa… di bianco vestita, la pelle di perla, il sorriso brillante e i capelli neri ondulati e lucenti. Mio padre sente tutto ma continua a starsene a letto, si rimetterà a dormire tra poco.

Mi sento una merda per non essere ancora riuscita a mettere insieme soldi e certezze sufficienti per andarmene di casa. Mi sento una vigliacca per aver rifiutato il posto di cassiera (con cui oggi forse sarei via di qui), per realizzare i miei sogni professionali e personali. Perché tanto sono sempre qui, ancora qui. Sapevo di scambiare la tranquillità del vivere da sola -e con un lavoro di merda per otto ore al giorno- col sogno di una vita professionale migliore, al prezzo dei successivi dieci anni bloccata qui, in questo inferno vivente. E beh, ho mantenuto fede a me stessa: ho subito, sono passata attraverso anni di quintali di merda. Ho resistito fuori casa giorni e notti intere, sono saltata da una biblioteca all’altra su e giù per i treni pur di stare fuori di casa il più possibile, riuscire a studiare in un ambiente sereno, laurearmi e cercare il lavoro dei miei sogni. Qui qualcuno urlava tutto il giorno e tutta la notte. Oggi sono la persona che volevo diventare. Forse più squattrinata, ma vera, concreta, con un futuro davanti agli occhi.

Ora no, di certo la situazione non è grave come in quei lunghi periodi degli anni passati, ma ad ogni nervosismo latente, ad ogni lite tra mia madre e mio fratello (il signorino non ha ancora capito di avere a che fare con una persona malata, che va gestita e controllata… no, ha sempre ragione lui!!) …ad ogni discussione ho il terrore ch crolli di nuovo in quell’inferno.

La malattia mentale avvolge le persone e le risucchia. Si prende la tua identità. Tu vorresti dire Anna, calmati, sei fragile, sei malata, non puoi prendere tutta questa rabbia, devi calmarti o peggiorerai. Non ti risponde Anna. Ti risponde la malattia, e dirà che la malattia non c’è. Che c’è Anna, e Anna ha ragione di fare e disfare. Fa così.

C’è chi dice che non ci sono speranze di curare persone così, che bisogna abbandonarle ai farmaci e salvarsi la pelle. E poi ci sono i salvatori della domenica, gli instancabili, gli psicologi, i dottori, gli amici… che rinfocolano le speranze nella comunicazione, la terapia, parlare cura.

Poi ti passa la voglia di scrivere, vuoi solo mettere su le cuffie ed alienarti. E invece ti costringi a scrivere su uno stupido blog.

Saluti.