The cat is on the roof

Esco dal negozio dei cinesi. Dopo aver battuto più mercatini dell’usato non ho trovato un tavolino da caffè degno dei denari richiesti in cambio, quindi con la coda tra le gambe me ne vado a caccia di una qualche vergognosa imitazione dello stile etnico made in china… esco a mani vuote comunque.

Fuori dal negozio dei compagni cinesi mi accoglie la pioggia. Mi appiattisco al muro dello stabile ma continuano a colpirmi le schegge d’acqua. Guardo in alto e lo stabile si staglia contro il cielo grigio senza una tettoia, senza un cornicione, così, nudo e verticale. Inspiegabilmente continuo a camminare appiattita allo stabile comunque, pur nella piena constatazione di quanto sia inutile un simile sforzo.

Chissà quante cose facciamo così nella vita. Restiamo appiattiti contro le nostre false certezze pur sguazzando nell’evidente inutilità delle soluzioni che si sono rivelate costantemente fallimenti.

Un lavoro che non da futuro ma che comunque non molli. Un legame che da solo tanti mal di pancia a cui resti aggrappato comunque. Ecco la vera speculazione delle case farmaceutiche..! Se un maalox tu masticherai – invece di mollare quel cadavere di compagno che maledici ogni giorno – il benessere tu ritroverai! ………….to be continued

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Viaggio in bus

Rientrando a casa mi abbandono sul sedile del bus. No, questo non è un emozionante racconto di un viaggio alternativo alla volta di mete esotiche… si tratta solo dell’abituale spostamento dal punto A al punto B. Dal lavoro al weekend. Dalla stanchezza al riposo. Non poco in ogni caso!

I due ragazzini davanti a me si baciano. Lei bionda, lui con gli occhi tondi, vividi, lucidi, la pelle tesa e piena, le guance irrigate di rossore. Si dividono, tornano a guardare davanti a se, seduti sulle poltroncine vicine. Penso… beh, un bacio, uno solo, come negarlo. Poi ancora un tuffo nella bocca di lei. Si dividono ancora. Quando non si baciano stanno in apnea. Guardano dritto avanti come sospesi, celano l’ardore in un modo davvero pessimo. Poi lui tuffa la faccia nella faccia di lei di nuovo. Inevitabilmente, banalmente, mi viene in mente la poesia di Jacques Prevert…

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

Rabbia. Già. In un mondo dove tutto è finto, riprodotto, indotto, virtuale, fasullo, ingannevole, lontano… le emozioni vere, di pancia, sangue, carne… infastidiscono. Ma la vita è contagiosa e l’irrimediabile, stupida romantica che è in me si è fatta trascinare nell’autocommiserata ricerca di emozioni.

Mi chiedo se ci sia mai stata magia tra me e il mio uomo…. Mi dico di no. Poi mi fermo a guardare meglio nei ricordi. E vedo la sua espressione mentre, incredibilmente, delira le parole “…Voglio fare l’amore con te per sempre…” una delle nostre prime volte. Tutte le sue corazze crollate all’improvviso, il duro rocchettaro che adora le serate folli, che fatica a dire “Ti voglio bene”, che non ti guarda mai negli occhi e non ti fa mai un complimento… svanito in un abbraccio come un sogno dimenticato. Davvero incredibile. O la sera prima della sua partenza per un viaggio con gli amici, mi mette a letto, mi abbraccia, mi bacia, si allontana nel buio verso l’uscita, poi torna indietro di scatto e mi bacia l’ultima volta…

Me ne tornavo a casa così, tirando le ultime boccate di emozioni, ubriaca di stanchezza, consapevole di andare verso la porta di casa, con tutti i problemi dietro, con i soliti litigi da origliare frustrata, tra il risentimento e l’indifferenza…