Normalità?

Di ritorno da una gran bella serata con gli amici, in macchina mi sono promessa di non mettermi a scrivere… ed eccomi qua.

Sono andata al concertino di tre fratelli, miei grandi amici, che suonano un po’ in tutte le feste di paese nella mia zona. Li applaudivo col solito gruppo di amici accanto e tra il pubblico c’erano anche i genitori. Osservavo i due che avevano negli occhi la serenità e sul viso tutte le rughe dei loro sessanta abbondanti. Battevano le mani, guardavano i frutti di tanti anni di sacrificio e amore, avevano tutta la normalità di una coppia della loro età, tutto il piacere di passare una serata diversa, all’aperto, con i calzoni bianchi e le scarpe da passeggio.

Per carità, da vicino nessuno è normale, e da lontano è facile farsi commuovere dalla serenità esteriore. Non credo che loro siano felici e che i miei siano infelici. Dico solo che loro sono persone sane, e i miei hanno la mente consumata da… da un sacco di cose.

Pensavo alle pericolose verità che ho scritto in questo blog, che una volta uscite allo scoperto hanno iniziato a martellarmi più che mai. Pensavo che i miei genitori non sono sempre state persone abbruttite, molli, avulse dalla realtà, decadute. Pensavo alla pioggia che ha battezzato questa giornata. Pensavo a quella volta che mio padre è venuto a prendere me e mio fratello a scuola, eravamo alle elementari. Per strada si era messo a diluviare, mio padre ha allargato la giacca e ci ha coperti, uno da una parte e uno dall’altra, e siamo corsi a casa. Non gli arrivavamo alle costole.

Ricordo quella corsa come uno schiaffo.

E mi chiedo come cazzo è potuto succedere che sia diventato la persona che è. Che la sera biascica penosamente le parole per il troppo vino, e per lo stesso  motivo ha tempi di reazione di una lentezza che ti viene voglia di urlare. Forse un giorno riuscirò a perdonare tutto questo ed amare di nuovo. Guardavo il papà dei miei amici, parlavamo di lavoro, del lavoro che non c’è, di come vanno le cose, delle ferie, i discorsi normali tra persone normali.

E’ così struggente la fragilità dell’uomo che si dimena e si tormenta, e si ama e si odia e si chiede perchè, su questa palla di terra, irrazionalmente sospesa in mezzo al vuoto…

17 pensieri su “Normalità?

  1. Devi avere compassione di tuo padre, non puoi conoscere quello che lo ha ridotto così, e non mi riferisco solo al tempo che passa, nemico di tutti.
    I miei genitori sono andati via di colpo, ancora giovani, vitali, forti e innamorati, ma mi piacerebbe che ci fossero ancora e sarei disposta a far loro da badante per tutto il resto della mia vita per poterli riabbracciare

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    • Ponzio Pilato ha detto:

      Ho avuto due fidanzate, più una ex moglie a cui era mancato un genitore quando loro erano piccole e sono cresciute se non proprio equilibrate, quantomeno sufficientemente sane, e altre persone a cui i genitori non sono mai venuti a mancare ed erano personaggi talmente pessimi che PROPRIO PER QUESTO gli hanno devastato la vita e continuano ancora oggi a farlo, e perdonami la franchezza e che non ti sembri una mancanza di rispetto o di tatto, ma una fredda constatazione: chi vive nel rimpianto di non aver potuto amare dei genitori che non ha potuto conoscere e quindi un poco anche li idealizza non può capire affatto cosa significhi vivere ogni santo giorno con delle persone con cui, citando il sottotitolo del blog, condividi soltanto un legame di sangue e nient’altro. Che più volte nella vita, e ancora oggi, avresti voluto scambiare con i genitori di qualcun’altro come doppioni delle figurine. Perdona la franchezza, ma chi non sa cosa si prova, non può dire “abbi compassione” aggiungendo quindi anche del senso di colpa, a chi già per tutta una vita ha subito e sofferto SENZA ALCUNA COLPA. Non è giusto, non è corretto e non lo puoi capire. Qualsiasi sia il motivo che ha ridotto il padre dell’autrice così com’è, qualsiasi sia la causa scatenante della depressione della madre, lei era una bambina ed è oggi una ragazza. NON ESISTE che sia lei a dover comprendere, non poteva allora e (parere mio, questa è la scelta che io ho fatto per me stesso) NON DEVE comprendere ora. Sono gli adulti che avrebbero dovuto capire, scavare a fondo, comprendere sè stessi e i loro malesseri e fare di tutto perchè i loro figli non ne subissero le conseguenze e non che i bambini dovessero capire e compatire i genitori.. ma dove cazzo siamo? in un film di de sica degli anni 50?
      Le colpe dei padri che ricadono sui figli.. ma per piacere, non scherziamo.
      Anch’io ho fatto dei cicli di psicoterapia e chi mi seguiva mi disse la classica cosa che si dice in questi casi “non puoi continuare a rovinarti la vita e a consumarti il fegato, o li accetti per come sono o li eviti”.
      Io ho scelto la seconda strada, perchè sono un padre adesso e se prima mi si poteva raggirare dicendomi “tu non puoi capire cosa passavano loro quando tu eri piccolo” ora lo so benissimo, l’ho superato e sto facendo un lavoro migliore del loro e quindi NIENTE SCUSE.
      Ho scelto la seconda strada perchè a tutt’oggi, a 40 anni, non è possibile avere un dialogo di nessun tipo con loro, non sono individui, sono malattie/malasseri ambulanti. Non sono esseri umani che ti rispondono, sono psicopatologie.
      E io ho altro di cui occuparmi ora che fare il badante per il resto della mia vita a chi non mi ha dato nulla in cambio del lavoro di crocerossino che ho fatto per i primi 23 anni della mia vita (prima di andarmene di casa)

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      • Le tue parole mi danno coraggio. Hai perfettamente ragione: accettare o andarsene, o i problemi non faranno altro che moltiplicarsi. Ci sto lavorando. Non resto qui xke voglio ma perchè il mio lavoro non mi permette ancora una totale indipendenza. Dovrei farcela entro l’anno. E in ogni caso credo sia doveroso affrontare prima un periodo di riflessione dentro di me, per andarmene via DAVVERO e DEFINITIVAMENTE, senza lasciare questioni in sospeso dentro di me che mi tormentino nel sonno e che potrebbero rovinare la tanto attesa serenità. Grazie delle tue parole. A presto!

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  2. Ahinoi, che speranza abbiamo di vivere un matrimonio come quello dei nostri nonni e genitori, ricco d’amore, di serenità. Certo duro, difficile, ma sempre uniti, avanti fino alla fine della vita. Ti auguro di vivere un matrimonio sereno, felice, con un uomo che ti rispetta, che non ti sfrutta, un uomo che sia al tuo fianco, e non sopra, e non davanti.
    La donna è nata da una costola dell’uomo, dal suo fianco, non dai suoi piedi perché non sia la sua serva, non dalla testa perché non sia superiore e non comandi, non di fronte perché i due non si scontrino, ma dalla sua costola, dal suo fianco, alla pari, pari dignità, al suo fianco, che significa uguaglianza. E quindi rispetto reciproco.
    Ahinoi, i matrimoni di oggi sono di burro. Sono case costruite sulla sabbia. Sono case DI sabbia. Crollano alle prime difficoltà, alle prime tormente. E le conseguenze sono terribili.

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    • Ponzio Pilato ha detto:

      Ma di che stai parlando? il tema tutto mi pare MENO che il matrimonio, in questo caso.
      E se la donna è nata da una costola dell’uomo è perchè la tua religione cattolica considera le donne inferiori all’uomo, altro che “di fianco” alla pari, vedi di darti una svegliata zio caro.

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  3. No. Un legame di sangue non vuol dire per forza famiglia. Il collante di una famiglia é l`affetto e questo può venire da genitori biologici o adottivi. Si può sentirsi soli in mezzo a tanta gente.
    Non ti annoierò, ma anche io da una famiglia sgangherata. Ancora adesso crefono che si stato tutto perfetto. Io la situazione l`ho risolta a modo mio: sono sparito dalla circolazione.

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  4. Ponzio Pilato ha detto:

    Vespa, vai via. Se aspetti di “risolvere questioni irrisolte” non andrai mai via. Le questioni dentro te stessa le potrai risolvere solo da lontano, costruendoti la TUA vita come donna, non come figlia dei tuoi genitori. Via dal nido. Vola. Il risentimento andrà via solo quando potrai guardare con distacco DA LONTANO le cose che ti facevano stare male. Finchè ci sguazzerai in mezzo non farai che reiterare lo stesso comportamento di tua madre che è “rimasta legata al suo odiato marito, al suo carnefice” tutta la vita.

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    • Penso spesso a come sono venuta su nonostante tutto. Ed è vero che non ci sono solo lati negativi. Questi ultimi sono particolarmente vistosi nel momento in cui decidi di tirare fuori tutto quello che ti fa stare male. è una fase, ma non significa che ci sia solo negatività. Grazie del tuo prezioso commento!

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  5. Ciao, ho letto i tuoi post e al momento non mi sento di dir nulla, solo di approvare questo tuo scrivere per tentare di scaricare ansie, per rimuovere delle sofferenze e anche per confrontarti. La scrittura sa essere catartica.
    Ti seguo.
    Marirò

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  6. Ha ragione Ili6, non mi sento neppure io di dirti nulla. Scrivere è una delle poche cose che so fare, scrivendo riesco a mettere in fila le parole, in ordine i pensieri. Stai realizzando un vero blog, un blog pieno di verità. Bello però questo padre che vi copre con la giacca. Ciao.

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